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Nuovo sistema penale tributario (DLgs. 74/2000) - Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

Procedura di riscossione in atto - Irrilevanza - Cessione fraudolenta d'azienda - Sequestro per equivalente (Cass. 6.10.2011 n. 36290)
La Corte di Cassazione, nella sentenza 6.10.2011 n. 36290, ha precisato che la fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del DLgs. 74/2000), diversamente da quella previgente (art. 97 co. 6 del DPR 602/73), non richiede che l'Amministrazione finanziaria abbia già compiuto un'attività di verifica, accertamento o iscrizione a ruolo, né la sussistenza di una procedura di riscossione in atto e la effettiva vanificazione della riscossione tributaria coattiva. La nuova fattispecie, infatti, costituisce reato di pericolo e non più di danno e l'esecuzione esattoriale non configura un presupposto della condotta illecita, essendo prevista solo come evenienza futura che la condotta tende (e deve essere idonea) a neutralizzare. Ai fini dell'integrazione della nuova fattispecie, quindi, è sufficiente la semplice idoneità della condotta a rendere inefficace (anche parzialmente) la procedura di riscossione - idoneità da apprezzare con giudizio ex ante - e non anche l'effettiva verificazione di tale evento (cfr. Cass. 9.4.2008 n. 14720 e Cass. 26.2.2007 n. 7916).
A fronte di ciò - in assenza di indicazioni circa le cause che hanno condotto all'annullamento delle cartelle esattoriali, con conseguente impossibilità di dedurre l'inesistenza del credito vantato dall'Erario per mancato pagamento di imposte, interessi e sanzioni amministrative - persiste il "fumus" del delitto in relazione alla condotta del rappresentante legale di una srl che concorreva alla stipulazione degli atti di vendita di un ramo d'azienda di altra società, successivamente all'avvio dell'esecuzione esattoriale nei suoi confronti, in favore di altra società (costituita nella stessa data del trasferimento, ma priva di sede effettiva) e, successivamente, ad altre due società, tra le quali anche la srl amministrata dall'imputato. Il tutto in un contesto di società amministrate da membri della medesima famiglia e con la società orginaria cedente che, di fatto, continuava ad utilizzare i beni dell'azienda ceduta.
E' confermato, quindi, il sequestro preventivo per equivalente, in funzione della successiva confisca, dei conti correnti dell'imputato.

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