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Bancarotta fraudolenta per distrazione - Acquisto di beni per importi inferiori al valore documentale - Rilevanza del valore effettivo (Cass. 5.10.2011 n. 36150)
La Corte di Cassazione, nella sentenza 5.10.2011 n. 36150, ha stabilito che non risponde di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione il soggetto che, al solo fine di aiutare una società in un momento di difficoltà, e successivamente fallita, acquista beni della stessa privi, in concreto, di effettivo valore, per un corrispettivo notevolmente inferiore al valore che emerge dalle risultanze documentali.
Ed infatti, il riferimento che, nel caso di specie, la Corte d'Appello fa alla prova documentale, quale unica prova valutabile in tema di bancarotta fraudolenta, è contrario alla legge e si basa su un'inaccettabile estensione al processo penale della gerarchia delle fonti probatorie che è, invece, esclusiva del processo civile. Di contro, nel processo penale - caratterizzato dai principi della libertà di prova e del libero convincimento del giudice - doveva riconoscersi all'imputato la possibilità di dimostrare con qualunque mezzo la veridicità del proprio assunto: ovvero che i beni acquistati non avevano alcun valore commerciale (in quanto obsoleti e privi di mercato) e l'assenza di un interesse all'acquisto, operato al solo scopo di "soccorrere" la società venditrice nel tentativo di consentirle il superamento della situazione di crisi.
I giudici di merito, quindi, avrebbero dovuto interrogarsi sul valore effettivo dei beni venduti e poi raffrontarlo con la somma versata a titolo di corrispettivo. Non essendosi proceduto secondo questa linea, la sentenza di secondo grado è annullata con rinvio ad altra sezione della competente Corte d'Appello, incaricata di riesaminare l'intera vicenda alla luce degli enunciati principi.

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