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Liste finanziarie di selezione, redditometro e spesometro - Novità del DL 138/2011 convertito
I contribuenti devono sempre fare in modo di possedere adeguate prove che possano confutare eventuali accertamenti dell'Agenzia delle Entrate, specie in riferimento alle modalità accertative utilizzate in questo periodo: "redditometro", indagini finanziarie e formazione di liste selettive anche sulla base dei dati presenti nell'Archivio dei rapporti di natura finanziaria.
A titolo esemplificativo, è opportuno che i contribuenti:
- nel conto corrente, effettuino una netta distinzione tra sfera commerciale e sfera privata, in modo da limitare l'emersione di versamenti e prelevamenti che non trovano riscontro nelle scritture contabili;
- evitino, per quanto possibile, l'utilizzo del contante per l'acquisto di beni personali, in quanto, in tal modo, in caso di successivo accertamento è possibile dimostrare che l'acquisto, sebbene non trovante riscontro nella contabilità, è avvenuto per soddisfare esigenze personali.

Reato di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione - Esclusione della responsabilità parapenale (Cass. 22.9.2011 n. 34476)
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza 22.9.2011 n. 34476, hanno precisato che il falso nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione non determina più la responsabilità amministrativa della società medesima ex DLgs. 231/2001. Il DLgs. 39/2010, infatti, nell'abrogare e riformulare il contenuto precettivo dell'art. 174-bis del DLgs. 58/98 (falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione), non ha influenzato in alcun modo la disciplina propria della responsabilità amministrativa da reato dettata dall'art. 25-ter del DLgs. 231/2001, poiché le relative fattispecie non sono richiamate da questo testo normativo e non possono conseguentemente costituire fondamento di siffatta responsabilità.
Le Sezioni Unite sottolineano come la fattispecie in concreto contestata sia quella di cui all'art. 147-bis del DLgs. 58/98; disposizione che è da ritenere del tutto estranea al meccanismo attributivo della responsabilità amministrativa ex DLgs. 231/2001, non facendo parte del codice civile, cui si riferisce l'art. 25-ter del DLgs. 231/2001, e non essendo mai stata annoverata tra i reati-presupposto della responsabilità in questione. A fronte di ciò non assume alcun interesse segnalare la possibile continuità normativa tra l'art. 2624 c.c. e l'attuale testo introdotto dalla riforma della revisione legale, dal momento che la disposizione codicistica è stata espressamente abrogata, divenendo incapace di integrare l'art. 25-ter del DLgs. 231/2001 e, quindi, la relativa responsabilità. Per le medesime ragioni è inefficace il tentativo di collegare l'art. 174-bis del DLgs. 58/98 alla nuova figura dettata dall'art. 27 del DLgs. 39/2010, configurando la prima come circostanza attenuante.
Alla base di tali conclusioni, peraltro, si pongono novità adottate nel contesto di un esteso riordino normativo per il quale non è dato percepire, nell'ambito del vaglio di legittimità spettante al giudice ordinario, alcuno scompenso valutabile in termini di irragionevolezza, residuando, invece, una scelta politica, contrassegnata dalla discrezionalità ed esente da possibili scrutini in sede di legittimità.

Diritti dei soci - Nuove Massime del Comitato triveneto dei notai
Le nuove massime del Comitato triveneto dei notai forniscono rilevanti precisazioni, tra l'altro, sulla disciplina dei diritti degli azionisti, introdotta nel DLgs. 58/98 (c.d. TUF) dal DLgs. 27/2010.
Ad esempio, in ordine alla convocazione delle assemblee si precisa che:
- le eventuali clausole statutarie che prevedano modalità ulteriori di convocazione dell'assemblea rispetto a quelle legali hanno valenza meramente organizzativa, con la conseguenza che la loro inosservanza non si ripercuote sulla validità della convocazione (massima H.N.4);
- non può essere integrato l'ordine del giorno di un'assemblea ai sensi dell'art. 126-bis del DLgs. 58/98, qualora gli argomenti proposti dai soci avrebbero richiesto un termine di convocazione maggiore rispetto a quello posto in essere per l'assemblea integrata (massima H.N.1);
- la pubblicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea sul sito Internet della società deve rimanere visibile, quantomeno, per tutto il periodo di tempo intercorrente tra il termine minimo di convocazione previsto dall'art. 125-bis del DLgs. 58/98 e l'inizio dell'assemblea. Qualora in detto periodo si verifichino interruzioni non significative della pubblicazione dell'avviso per cause non imputabili alla società (ad esempio un guasto tecnico) l'assemblea è comunque validamente convocata, nel caso contrario è necessario procedere con una nuova convocazione (massima H.N.2).

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