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Revisore esterno - Utilizzo di collaboratori - Incidenza sui compensi pattuiti - Esclusione (Trib. Udine 17.3.2011)
Il Tribunale di Udine, nella sentenza 17.3.2011, ha precisato che la regola prevista dall'art. 2403-bis co. 4 c.c. - che consente ai sindaci, nell'espletamento di specifiche operazioni di ispezione e controllo, di avvalersi, sotto la propria responsabilità e a proprie spese, di propri dipendenti o ausiliari - trova applicazione anche in relazione alla revisione legale, non essendo incompatibile con l'oggetto della prestazione e sempre che le singole operazioni delegate vengano eseguite da un professionista abilitato a svolgerle (salvo che tale possibilità sia stata espressamente vietata all'atto del conferimento dell'incarico).
D'altra parte, il revisore ha la facoltà di avvalersi di ausiliari dal momento che il rapporto che lo lega alla società sottoposta a revisione è di natura professionale; vale a dire una prestazione d'opera intellettuale regolata dagli artt. 2229 e ss. c.c. L'art. 2232 c.c., in particolare, riconosce al professionista la possibilità di avvalersi di sostituti e ausiliari se ciò è consentito dal contratto o dagli usi professionali e non è incompatibile con l'oggetto della prestazione; ausiliari che pacificamente devono essere retribuiti dallo stesso professionista incaricato della prestazione (cfr. Cass. 27.8.1986 n. 5248).

Ruolo e adeguatezza dei modelli organizzativi previsti dal DLgs. 231/2001 (caso Assonime n. 6/2011)
Il caso Assonime n. 6/2011 esamina la sentenza 3.11.2010 del Tribunale di Milano, che ha riconosciuto la responsabilità amministrativa ex DLgs. 231/2001 di una banca in relazione alle fattispecie di false comunicazioni sociali (art. 2622 c.c.), manipolazione di mercato (art. 185 TUF) e ostacolo alle funzioni di vigilanza (art. 2638 c.c.) commesse nel suo interesse dall'amministratore delegato e dal direttore generale.
I passaggi più interessanti sono quelli dedicati al ruolo dei Modelli "231" nell'ambito del sistema organizzativo dell'ente. Secondo il Tribunale di Milano, infatti, il DLgs. 231/2001 delinea un contenuto tipico dei modelli organizzativi, fermo restando che ciascun ente "può mutuare le prescrizioni organizzative di dettaglio dall'insieme della disciplina primaria e subprimaria di settore, dagli atti di autoregolamentazione vigenti e dalle linee guida emanate dalle associazioni di settore". Il giudice tenuto a esprimersi in merito all'idoneità di un modello organizzativo può pertanto fare riferimento ad alcuni parametri, tra cui appunto la disciplina di un determinato settore al tempo in cui è stato commesso l'illecito contestato: il tutto al fine di verificare quali cautele organizzative siano state adottate dall'ente per evitare quel fatto criminoso e come le stesse in concreto siano state poste in essere.
Ne consegue che un modello organizzativo, per essere ritenuto idoneo, deve essere costruito sulla scorta delle conoscenze "consolidate e condivise nel momento storico in cui è commesso l'illecito" in relazione ai metodi di neutralizzazione o minimizzazione del rischio.

Revoca dell'incarico di revisione legale dei conti - Novità del DLgs. 39/2010
Ai sensi dell'art. 13 co. 3 del DLgs. 39/2010:
- l'incarico di revisione legale dei conti può essere revocato dall'assemblea, sentito l'organo di controllo (Collegio sindacale ovvero Consiglio di sorveglianza o Comitato per il controllo sulla gestione), quando ricorre una giusta causa;
- in caso di revoca, l'assemblea provvede contestualmente a conferire l'incarico a un altro revisore o ad altra società di revisione, secondo le modalità previste dall'art. 13 co. 1.
Diversamente da quanto previsto per il conferimento dell'incarico, la delibera di revoca non viene, quindi, assunta su proposta motivata dell'organo di controllo, ma la proposta proviene dall'organo amministrativo e l'organo di controllo è chiamato soltanto ad esprimere un parere.
Secondo Assonime (circ. 3.5.2010 n. 16), il parere dell'organo di controllo sulla revoca:
- ha carattere obbligatorio, ma non vincolante;
- deve contenere una valutazione strumentale alla decisione dell'assemblea ed esprimersi, in particolare, in ordine alla sussistenza della giusta causa di revoca.
Inoltre, la mancanza del parere costituisce una violazione del procedimento di formazione della delibera assembleare di revoca, con la conseguente annullabilità della stessa.

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